Segni dei tempi – Signs of the times (Marco Emanuele, november 14, 2016)

La politica si è “ridotta” a intercettare un consenso “istintuale”. I popoli vivono un evidente stacco dalle classi dirigenti che non sembrano comprendere la profondità del disagio generato dalle diseguaglianze. Viviamo un tempo storico nel quale i sistemi democratici, e prima ancora il pensiero politico, “pagano” il prezzo della loro incapacità di vivere nella realtà, di riflettersi in essa. L’evoluzione dei mondi-della-vita non è più al centro delle preoccupazioni di una politica ancora prigioniera di un ‘900 che non c’è più e del quale abbiamo sacrificato le cose migliori, mantenendo vivo il “rischio totalitario” (evidente, per me, nei segni dei tempi pre-totalitari che cerco di studiare) che, abbinato alle crescenti diseguaglianze nella guerra mondiale a capitoli, può far esplodere sempre di più un contesto internazionale di “reazioni globalizzate” più che di “relazioni” internazionali.

Politics has been “reduced” to intercept an “instinctual” consent. Peoples live an obvious detachment from the ruling classes that do not seem to understand the depth of the discomfort generated by inequalities. We live in a historical time in which democratic systems, and even before the political thought, “pay” the price of their inability to be reflected in reality. The evolution of the worlds-of-life is no longer central to the concerns of a political activity still “prisoner” of a ‘900 that no longer exists. We have sacrificed the best things of ‘900, keeping alive the “totalitarian risk” (clear, for me, in the “pre-totalitarian” signs of  the times that I try to study) that, combined with the growing inequalities in the global war on chapters, can be explosive in an international context characterized by “globalized reactions” instead of “international relations”.