Giudizio storico – citazioni da Byung-Chul Han, L’espulsione dell’Altro (nottetempo 2017)

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(…) Oggi si parla molto di autenticità e, come ogni réclame del neoliberismo, essa si presenta sotto una veste di emancipazione. Essere autentici significa essere liberi da modelli di espressione e di comportamento precostituiti e stabiliti dall’esterno. Da qui viene l’obbligo di somigliare solo a se stessi, di definirsi solo attraverso se stessi, di essere anzi gli autori e gli artefici di se stessi. L’imperativo dell’autenticità promuove un dialogo verso se stessi, un obbligo a consultare di continuo se stessi, ad auscultarsi, a scrutarsi, ad assediare se stessi. Esso intensifica in tal modo l’egocentrismo narcisistico. L’obbligo all’autenticità costringe l’io a produrre se stesso. L’autenticità è in definitiva la forma di produzione neoliberistica del Sé, poiché rende ognuno il produttore di se stesso. L’io, in quanto imprenditore di se stesso, produce se stesso, è la performance di se stesso e si offre come merce. L’autenticità è un fattore di incremento delle vendite. Lo sforzo di essere autentici, di somigliare soltanto a se stessi, provoca un continuo paragone con gli altri. La logica del paragonarsi (…) porta a trasformare l’essere-diverso nell’essere-Uguale (…). Così l’autenticità dell’essere-diverso consolida la conformità sociale, poiché ammette soltanto le differenze conformi al sistema, cioè la diversità. La diversità in qualità di termine neoliberistico è una risorsa che può essere sfruttata. Perciò si oppone all’alterità, la quale si sottrae a ogni valorizzazione economica. (…) Nel suo essere una forma neoliberistica di produzione, l’autenticità genera differenze commutabili, e in questo modo accresce la varietà di merci attraverso cui l’autenticità viene materializzata. Gli individui esprimono la loro autenticità soprattutto attraverso il consumo. L’imperativo dell’autenticità non porta alla formazione di un individuo autonomo, sovrano. L’individuo, piuttosto, viene completamente sequestrato dal profitto. (…) L’angoscia sorge quando nessun oggetto è più occupato dalla libido. Il mondo diventa in tal modo vuoto e privo di senso. A causa della mancanza di un vincolo oggettuale, l’io viene rigettato su se stesso. E così si spezza. La depressione deve essere ricondotta alla congestione narcisistica della libido rivolta all’io. (…) Solo l’eros dà vita all’organismo. Questo vale anche per la società, l’eccessivo narcisismo la destabilizza. La mancanza di autostima, che è alla base dell’autolesionismo, del praticare tagli sul proprio corpo, indica una generale crisi di gratificazione della nostra società. Il sentimento di autostima non lo posso produrre io stesso. Perchè nasca, ho bisogno dell’altro quale istanza di gratificazione, l’altro che mi ama, mi loda, mi riconosce e mi stima. L’isolamento narcisistico dell’uomo, la strumentalizzazione dell’altro, la concorrenza universale distruggono il clima di gratificazione. (…) Responsabile dell’autolesionismo è proprio il non avere sensazione del proprio essere. Praticarsi dei tagli non è soltanto un rituale di auto-punizione per la propria inadeguatezza, tipico dell’attuale società della prestazione e dell’ottimizzazione, ma anche un grido che chiede amore. Il sentimento di vuoto è un sintomo fondamentale della depressione e del disturbo borderline della personalità. Spesso le persone borderline non sono in grado di sentire se stesse. (…) Io incontro e sento me stesso solo grazie all’incontro con l’altro. La presenza dell’altro è dimensione costitutiva per la costruzione di un sé stabile. (…)

 

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