Ricerca critica (Arjun Appadurai)

Arjun Appadurai – La grande regressione. Quindici intellettuali da tutto il mondo spiegano la crisi del nostro tempo (Feltrinelli, 2017)

Il problema principale del nostro tempo è capire se stiamo assistendo al rifiuto su scala mondiale della democrazia liberale e alla sua sostituzione con una qualche forma di autoritarismo populista. (…) Dobbiamo ripensare il rapporto fra i leader e i loro seguaci all’interno del nuovo populismo che ci circonda. (…) Certo, oggi i leader e i seguaci sono connessi, ma tale connessione si basa su una sovrapposizione parziale e accidentale tra le ambizioni, le visioni e le strategie dei leader, e tra le paure, le ferite e la rabbia dei sostenitori. (…) I nuovi leader populisti sanno di aspirare a leadership nazionali in un’epoca in cui la sovranità nazionale è in crisi. Il sintomo più evidente di questa crisi è il fatto che nessuno stato-nazione moderno controlla quella che potremmo chiamare la sua economia nazionale. (…) La sovranità economica, come base della sovranità nazionale, è sempre stata un principio discutibile, che oggi diventa sempre più irrilevante. (…) In assenza di un’economia nazionale di cui gli stati moderni possano rivendicare la protezione e lo sviluppo, non sorprende la tendenza generale, nei paesi a guida autoritaria e in molti ambizioni movimenti populisti, a declinare la sovranità nazionale nei termini del maggioritarismo culturale, del nazionalismo etnico della repressione del dissenso intellettuale e culturale interno. In altre parole, la perdita di sovranità economica spinge ovunque a enfatizzare la sovranità culturale. Questo passaggio alla cultura come ambito della sovranità nazionale si manifesta in molte forme. (…) Ecco, quindi, che cosa hanno in comune i leader dei nuovi populismi autoritari: la consapevolezza di non poter davvero controllare le economie nazionali, ormai ostaggio degli investitori stranieri, degli accordi mondiali, della finanza internazionale, del lavoro precario e del capitale in generale. Tutti promettono una purificazione culturale nazionale come strada verso il potere politico mondiale. (…) Tutti cercano di tradurre il soft power in hard power. Nessuno, infine, si fa il minimo scrupolo quando si tratta di reprimere le minoranze e i dissidenti, soffocare la libertà di parola o usare la legge per neutralizzare gli oppositori. (…)

 

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