Reimagining democratic public ownership for the twenty-first century (openDemocracy)

A new transatlantic project will explore how new models of public ownership can shape the emerging commanding heights of the economy.

https://www.opendemocracy.net/en/oureconomy/reimagining-democratic-public-ownership-twenty-first-century/

Thomas HannaMathew Lawrence

#republic. La democrazia nell’epoca dei social media (Cass R. Sunstein, il Mulino 2018)

(…) Louis Brandeis, uno dei più grandi giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti, ha spesso sostenuto che la più grave mancanza alla libertà è un “popolo inerte”. Per evitare l’inerzia, un pubblico democratico deve senza dubbio essere libero da ogni tipo di censura. Ma il sistema della libera espressione deve fare molto più di questo: deve garantire che le persone siano esposte a punti di vista discordanti. La libertà di espressione ha una valenza affermativa. Certo impone vincoli a ciò che lo stato può fare, ma richiede anche un particolare tipo di cultura – una cultura della curiosità, dell’apertura e dell’umiltà.

(…) parecchi decenni fa il giudice Learned Hand colse nel segno quando affermò che “lo spirito della libertà” è “lo spirito che non è troppo sicuro di essere nel giusto”.

(…) Molti dittatori si ergono a censori e mettono a tacere chiunque non la pensi come loro. Ai loro occhi, Internet rappresenta una grave minaccia, al pari dei social media, anch’essi oggetto di censura (a meno che non assecondino i loro fini).

(…) Quando le persone usano Facebook per vedere esattamente quello che vogliono vedere, la loro comprensione del mondo può risentirne gravemente. E’ probabile che i vostri amici su Facebook vi forniscano la maggior parte delle notizie di vostro interesse, e se hanno un punto di vista ben preciso, si tratterà del punto di vista a cui avete accesso più di frequente. Come alcuni amici che usano Facebook, anch’io ho lavorato nell’amministrazione Obama, e spesso ciò che visualizzo sulla pagina del mio profilo si accorda con gli interessi e le opinioni di chi ha lavorato nell’amministrazione Obama. E’ forse un bene assoluto ? Probabilmente no. E ho amici conservatori le cui pagine Facebook sono diversissime dalle mie e che rispecchiano le loro convinzioni politiche. Viviamo in una galassia di universi politici distinti, equiparabili ai mondi paralleli della fantascienza. Molte delle presunte notizie sono semplicemente finte. E’ probabile che i vostri feed di Twitter riflettano i temi a voi più cri e le vostre convinzioni e che vi forniscano buona parte del materiale che consultate su argomenti politici – come le tasse, l’immigrazione, i diritti civili, la guerra e la pace. Quello che vi arriva con i feed è frutto di una vostra scelta, non di altri. Avete tutta la libertà di scegliere i temi che più vi interessano e le posizioni che più trovate congeniali. In effetti non è naturale che sia così ? Perché mai dovreste scegliere temi che vi annoiano e punti di vista che disprezzate ?

 

 

Democracy does not cause growth (Julia Ruiz Pozuelo, Amy Slipowitz, Guillermo Vuletin, VOX)

The debate over whether democracy causes economic prosperity and growth dates back millennia. Recent empirical results suggest that democratisation has a sizable positive effect on economic growth, but endogeneity and reverse causality may be driving these results. This column uses new data from surveys of democracy experts to solve the endogeneity puzzle. The positive association between democracy and economic growth is a reflection of economic turmoil causing the emergence of democratic rule, rather than democracy causing more economic growth.