Quello che gli intellettuali non dicono (L’Osservatore Romano)

Tema scomodo quello del rapporto fra intellettuali e potere. In Italia poi è argomento tabù, forse perché la questione, nel cosiddetto Belpaese, viene da lontano ed evoca aspetti che la coscienza e la narrativa nazionale del dopoguerra preferiscono rimuovere.

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di Marco Bellizi

Il canone Steiner (L’Osservatore Romano)

Non esiste solo il canone occidentale di Harold Bloom, c’è anche quello formulato da George Steiner, morto il 3 febbraio a Cambridge all’età di 90 anni. Il grande critico, filosofo e saggista francese ha abbracciato l’intero scibile della letteratura: dalla tragedia greca a Heidegger, da Shakespeare ai romanzieri russi, fino al raccapricciante abisso della Shoah. Proprio recentemente aveva espresso una forte preoccupazione per l’inquietante rigurgito del populismo e dell’antisemitismo in Europa, fenomeni destinati — aveva sottolineato — a minare e a ledere gli equilibri già precari su cui poggia il vecchio continente.

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di Gabriele Nicoló

Il sensibile e l’inatteso (L’Osservatore Romano)

L’ultimo lavoro del teologo milanese Pierangelo Sequeri, ora direttore del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, Il sensibile e l’inatteso. Lezioni di estetica teologica (Brescia, Queriniana, 2016), rappresenta un importante contributo per il ripensamento e il rinnovamento della teologia auspicati da Papa Francesco in Veritatis gaudium.

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di Marco Tibaldi

Quel desiderio di non appartenenza (L’Osservatore Romano)

Il 4 febbraio di centoventi anni fa nasceva, a Neully-sur-Seine, Jacques Prévert, delizia di generazioni di innamorati, croce di borghesi benpensanti e solidi giocatori di borsa per i quali quelle da lui cantate erano null’altro che smancerie e perdite di tempo per chi di tempo ne aveva, da perdere: un fannullone, un poco di buono, un vagabondo o qualcosa di simile. E non erano troppo lontani dalla verità, nonostante i luoghi comuni.

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di Marco Testi

La via del riscatto per l’Africa (L’Osservatore Romano)

L’Africa è un continente profondamente segnato dai paradossi della globalizzazione. Le contraddizioni sono tali per cui s’impone, mai come oggi, l’esigenza d’imprimere una svolta capace d’innescare dei processi di cambiamento, di tracciare dei percorsi in grado di favorire l’agognato sviluppo. Come mai, ad esempio, un continente eccezionalmente ricco di materie prime e capitale umano non riesce a sfruttare adeguatamente le proprie risorse? Perché l’esclusione sociale è tale da essere sistemica in tutte le sue manifestazioni? A questo proposito, sia nell’Evangelii gaudium come anche nella Laudato si’, Papa Francesco ha rilevato che alla radice dell’insostenibilità socio-economica ed ambientale c’è sempre un modello di sviluppo scorretto, fondato su assunti economici fallaci. Si tratta di un’osservazione pertinente che esige una decisa assunzione di responsabilità da parte del consesso delle nazioni a livello planetario perché, alla prova dei fatti, le attuali dinamiche in atto mirano sempre e comunque alla massimizzazione dei profitti, provocando una costante sperequazione tra le classi sociali.

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di Giulio Albanese

Capitalismo della sorveglianza (L’Osservatore Romano)

Nel terzo millennio, guardando a un progetto di civiltà, crediamo che occorra una riflessione strategica sul trinomio innovazione / potere / istituzioni, partendo da alcune domande fondamentali: dopo la fine delle esperienze totalitarie del ‘900, persiste l’idea totalitaria? in quali forme? in quali ambiti? qual è la sua pervasività?

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di Marco Emanuele

 

Alla scoperta dell’economia del dono (L’Osservatore Romano)

«Assisi diventi una città ispiratrice per i giovani che hanno risposto all’invito di Papa Francesco. E l’incontro di marzo sia un processo generativo per una nuova economia». È questo l’augurio espresso dall’arcivescovo Domenico Sorrentino, pastore della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, durante la presentazione ai fedeli e alla comunità cittadina umbra delle tappe dell’organizzazione e del programma di «The Economy of Francesco», l’iniziativa voluta dal Pontefice che porterà giovani del mondo intero ad Assisi dal 26 al 28 marzo. All’incontro, tenutosi al teatro Lyrick, è intervenuta anche il sindaco della città, Stefania Proietti.

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di Jean-Baptiste Sourou

Una sorellina terribile (L’Osservatore Romano)

Un volumetto che colpisce, un saggio snello, compare nella Piccola biblioteca inutile, la collana diretta da Giovanni Nucci per la casa editrice Italo Svevo. Il libro, Un’idea di infanzia. Libri, bambini e altra letteratura (Roma, 2019, pagine 103, euro 13,50) come tutti gli altri della collana, ha le pagine intonse (ritroveremo i tagliacarte dei nonni per sfogliarle? Io in verità le ho tagliate con il coltello da cucina facendo qualche guaio). La riflessione “chiave” è già sul frontespizio: immaginare un adulto prendere un libro dallo scaffale per ragazzi è difficile quanto autorizzare un ragazzo a leggerne uno sottratto nella libreria dei genitori.

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di Carola Susani

La domanda di Dietrich (L’Osservatore Romano)

Ha per titolo una domanda inquietante, posta dal teologo e martire luterano Dietrich Bonhoeffer durante la prigionia, il volume di don Vittorio Rocca Dove sono gli uomini responsabili? Coscienza e discernimento morale (Catania, Carthago edizioni, 2019, pagine 472, euro 20).

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di Giuseppe Merola

«Vocazione Mediterranea» (L’Osservatore Romano)

Il Mediterraneo è un luogo poliedrico nel quale religione e politica, visioni diverse del mondo, della storia e della società costantemente si confrontano e si mettono alla prova. L’autentica vocazione di questo bacino sul quale si affacciano tre continenti era stata sottolineata da Papa Francesco ad Alessano, terra di don Tonino Bello: «Il Mediterraneo non sia mai un arco di guerra teso, ma un arco di pace accogliente». Parole che assumono un significato del tutto particolare soprattutto oggi, quando il Mediterraneo viene attraversato ogni giorno da migliaia di disperati in fuga dalla povertà e dalla guerra alla ricerca di una vita migliore, il cui viaggio spesso finisce sul fondo del mare dopo un tragico naufragio. «Siete — aveva detto, sempre ad Alessano, Papa Francesco — una finestra aperta da cui osservare tutte le povertà che incombono sulla storia». Ma i popoli che da secoli si affacciano sul Mediterraneo sono ancora all’altezza di questo compito? Il “Mare Nostrum” è ancora una finestra aperta o si sta inesorabilmente chiudendo?

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di Luca M. Possati