Cinque punti (fondamentali): a-centrici e a-dogmatici (Marco Emanuele)

(pubblicato su Formiche.net in data 19 gennaio 2020)

L’impianto dei cinque punti, dei principi/culturale/politico-istituzionale/economico/giuridico, costituisce la base su cui costruire la nostra ricerca.
Pur se ciascuno dei cinque punti riguarda un ambito particolare, non è quella particolarità che lo rende “compiutamente” tematico; la compiutezza, infatti, è una tensione, un percorrere l’oltre e non è mai raggiungibile. Per tale ragione, in questa ricerca ciascuno dei cinque punti è a-centrico: se uno “conta” più di altri “sfugge” al disegno complessivo e i pesi relativi diventano pesi assoluti. Nel disequilibrio tra i punti, che sono poteri, ognuno di essi tenderebbe a espandersi per conquistare ruoli non propri e per riempire i vuoti che dovessero formarsi: così facendo, maturerebbe una sorta di onnipotenza dei singoli poteri ed è per questo che val bene considerare i cinque punti, oltre che a-centrici, anche a-dogmatici.
Nel momento in cui un potere si colloca al centro diventa inevitabilmente dominante. E ne va dell’armonia in formazione, costruzione fragilissima e mai pre-determinabile.
Il dominio ciclico di un potere sugli altri è un tratto tipico della realtà umana. Avviene in moltissime situazioni e la “sostituzione” di un potere dominante a un altro è un processo sempre più veloce e profondo (dell’economia sulla politica, della finanza sull’economia reale e così via). Nel porsi al centro, un potere cerca di condizionare tutti gli ambiti della convivenza umana: si pensi, richiamando l’economia, all’”esondazione” della competizione (e non della naturale competizione data dalle differenti appartenenze) fin nei nostri rapporti personali.

Lavorare sull’a-centricità dei punti, e dunque dei poteri, è tutt’altro che un gioco intellettuale ma è una scelta che si riflette, in maniera decisiva, sulla qualità delle nostre vite. Per cercare progressivamente di sfuggire alla (naturale) “tentazione centrica”, un lavoro necessario riguarda la “relativizzazione” dei singoli punti-poteri. Nel cercare ossessivamente una collocazione al centro della Storia, inevitabilmente ogni potere si radicalizza nel suo pensarsi indispensabile per le sorti comuni dell’umanità; relativizzarsi, dunque, consente a ogni potere di comprendere il “valore laico” del “comune”, spazio che non può essere occupato da “religioni umane” (i poteri radicalizzati in una presunzione centrica) ma che può evolvere soltanto attraverso il contributo non eludibile (necessario ma non sufficiente) di ogni punto-potere.

La relativizzazione dei punti-poteri guarda nel profondo e li “vincola” a (ri)flettersi nella propria essenza con “occhio mistico” per (ri)trovarne le potenzialità nei limiti. Camminando nell’oltre, ci rendiamo conto che condizione prima della sostenibilità, parola utilizzata anche a sproposito, è la consapevolezza da parte di chi detiene ogni potere del “disporre” di una “potenza limitata” e, in quanto tale, finalizzata alla costruzione dinamica del “comune”. Che lo si voglia o meno, chi scrive sottolinea l’importanza di un percorso di lavoro verso un “progetto di civiltà”.

Cominciare un cammino nell’oltre (Marco Emanuele)

(pubblicato su Formiche.net, 18 gennaio 2020)

Con uno sguardo ampio e profondo, il nostro è un cammino nel “presente storico” verso un “progetto di civiltà”. Gli analisti, in fondo, sono fotografi di realtà. La nostra ambizione è di essere altro, (ri)legatori.

Quando trionfa l’individualismo, un individualismo “cattivo”, è inevitabile che si pongano in discussione i legami sociali, che l’altro rappresenti un problema o, per meglio dire, che ciascuno di noi si illuda di “incarnare” la soluzione. Partiamo da qui, da una espressione volutamente polemica (il pensiero non è tale se non è polemico), per dire che – immersi in un cambio di era – siamo perduti se “lasciamo correre” il sentimento del sentirci parte di un destino comune.

(Ri)legatori, dunque, sono tutti coloro che credono nel legame; ciò comporta che ciascuno può (ri)trovare sé stesso solo in una inter-in-dipendenza sostanziale. Sentirsi “legati” all’altro, al pianeta e al cielo, per qualcuno può rappresentare un pericolo, una sorta di prigione soffocante. E, invece, è in quel legame che evolve la vera libertà, principio di liberazione.

Poniamo, in questo percorso di ricerca, temi fondamentali e temi trasversali.

Partiamo da cinque temi fondamentali che vanno considerati, al contempo, in maniera distinta (non separata) e interrelata, nella loro inter-in-dipendenza:

  • il tema dei principi. Ci domandiamo quali siano le possibilità storiche di realizzazione delle potenzialità dei cosiddetti “valori”;
  • il tema culturale. Guardiamo a un pensiero in grado di portarci dentro, nel profondo, delle complessità del tempo storico nel quale siamo immersi;
  • il tema politico-istituzionale. Snodo verso un progetto di civiltà, la politica riveste una importanza strategica. Dovremmo cominciare a domandarci di quale politica parliamo, quale ne sia la natura in metamorfosi nel tempo dell’innovazione dilagante e pervasiva. Altresì, occorre lavorare sulla metamorfosi dello Stato nazionale e della democrazia rappresentativa;
  • il tema economico. Come entrano in metamorfosi il pensiero economico e il capitalismo ? E, ancora, possiamo soddisfarci di una unica forma di capitalismo ?;
  • il tema giuridico. Oggi acquista grande rilevanza il tema delle regole rispetto alla planetarizzazione delle sfide. Le difficoltà di mediazione tra il livello nazionale dello Stato e della democrazia e il livello planetario delle sfide impongono il ripensamento dei sistemi di regole.

Rispetto ai temi traversali, ci sembra importante focalizzare l’attenzione su ciò che il “futuro già presente” porta nelle nostre vite. In tal modo, guardando all’impianto complesso sopra evidenziato in termini fondamentali, i (ri)legatori diventano visionari.

Se l’analisi non basta più, importante quanto semplicistica fotografia di un “presente imminente”, occorrono sia una capacità di mediazione più profonda (il “mestiere” dei (ri)legatori) che il talento della visione per percorrere l’oltre che è già in noi ma che ancora non vediamo (l’emergente nell’evidente).

Il mondo è l’anima delle nostre preoccupazioni. La geopolitica, qui intesa come un processo dinamico di lettura e di narrazione del mondo, è ciò che comprende il resto e che, partendo dal mondo, ci aiuta a capirne le dinamiche che, oggi più che mai, sono caratterizzate da velocità e radicalità.

I temi trasversali riguardano: il fattore umano-ecologico-tecnologico; il fattore religioso; il mondo in tre mondi (connettività & innovazione / conflitti & muri / disagio & disuguaglianze); il rischio nelle sue varie forme; i beni culturali e il loro rilancio in chiave geoterritoriale.

Ciascuno di tali temi trasversali porta con sé molti approfondimenti possibili. Vorremmo ragionarne nella loro integrazione e in chiave progettuale, delineando un percorso senza una fine ma con il fine di costruire un mosaico complesso di realtà e di noi in essa.